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Foto d'epoca di case chiuse




foto d'epoca di case chiuse

Beiträge, ecco il successore di Berlusconi.
Del tesoretto, fanno parte i documenti con i nomi e i cognomi degli uomini che frequentavano le case di tolleranza, il diario di una prostituta, i vaccini e anche i cataloghi per ordinare vestiti e accessori da usare con i clienti. .
Basta con tutti quei politici che vanno in tv e dicono di essere favorevoli alla riapertura delle Case chiuse per combattere la hôtel trois couronnes vevey prostituzione nelle strade quando poi invece non fanno un bel niente!
Carte, registratori di cassa, farmaci, spazzole, risalenti al periodo tra il 1922 e il 1942, da recuperare e conservare con cura.Tra ferree norme igienico-sanitarie, consigli di bellezza e regole di ammissione da rispettare.Per questo motivo, le tariffe della prostituzione, già aumentate quasi del 150 con l'introduzione dell'euro, hanno registrati nelle tre città campione un aumento medio tra il 25 e il 40 negli ultimi due anni.I figli invece venivano affidati agli istituti pubblici e una parte della retta era pagata dal Comune».Non si arrese, però, e la mattina del 20 settembre 1958 si fece fotografare mentre apriva le persiane di una casa chiusa.E a distanza di 70 anni, è cambiata la proporzione ma non i numeri: secondo lOrganizzazione mondiale della sanità, 9 milioni di italiani vanno ancora a prostitute.A entrare in possesso dei materiali è stato Davide Scarpa, 44 anni, ex impiegato di un consorzio edile, oggi disoccupato. .Chi volontariamente si sottraeva a questo obbligo di brava cristiana non solo veniva ammonita verbalmente, ma era anche segnalata dalla tenutaria per aver avuto un comportamento non retto.Si concluse, così, unepoca la cui unità di misura era, appunto, la marchetta, un gettone in ottone forato al centro che sul dorso recava inciso il nome della Casa (ma poteva ridursi anche a un semplice talloncino di carta) e che, una volta acquistata dal.E le cose hanno un valore se vengono condivise.Le donne iscritte al partito, ad esempio, avevano maggiore facilità daccesso al mestiere.



Il tariffario, esposto nella sala dattesa, prevedeva varie prestazioni: dalla semplice o singola ( praticamente una sveltina) alla doppia (rapporto più curato con maggiori attenzioni da parte della ragazza).
Molte di loro erano donne abbandonate dai mariti, che facevano il mestiere perché costrette dalla povertà.
Le case di tolleranza, poi, «erano anche un luogo dove molti andavano a prendere le medicine passate dal Duce o i disinfettanti contro i pidocchi, ed erano anche usate come vespasiani pubblici con bagni e acqua calda, a cui si poteva accedere pagando una piccola"».
E invece quel fagotto di sacchi di iuta, residuo delle case di tolleranza della zona, nascondeva la storia delle prostitute italiane nel ventennio fascista.
Si raccomanda di non intrattenerle con le bagattelle inutili.O ad affrettarsi a dar libero sfogo agli istinti in modo da goderne più degli altri: Trombatele finché son vergini, consigliava, infatti, il cartello di un bordello livornese.Se il Signor Monti avesse a cuore i disabili e cercherebbe di aiutarci di sicuro sarà un altro che dirà si alle Case Chiuse ma non le farà riaprire come i suoi molti colleghi!A desso che è tutto un casino e le marchette sono allordine del giorno, risulta difficile pensare che solo cinquantanni fa la prostituzione in Italia fosse esercitata (quasi) esclusivamente nei casini (o bordelli, case dappuntamento, case chiuse, postriboli, lupanari) gestiti dallo Stato.Per la precisione fino a quel 20 febbraio 1958 in cui il Parlamento italiano li abolì approvando la legge 75/58 promossa dalla senatrice socialista.E dal 1938 la tessera divenne obbligatoria come per tutti gli altri lavori.Di seguito alcune immagini d'epoca delle case di tolleranza.Solo alcune di loro uscivano, rischiando le manganellate, «per andare a esercitare a domicilio per gli invalidi di guerra o i disabili».Per esercitare bisognava poi «aver superato gli esami di abilitazione al regolare meretricio» e «dopo labilitazione cera un severissimo tirocinio con tanto di apprendistato quasi gratuito in un locale di meretricio di Stato abilitato, in cui si mettevano alla prova le aspiranti al ruolo».Mi sono accordato con gli eredi della casa su una piccola cifra e ho comprato il materiale».





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Il tesoretto oggi è conservato nella casa di Scarpa a Tamai.

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